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Roberto Mancini, da Jesi al mondo

Le Marche non sono propriamente una regione nella quale il calcio è uno sport tradizionale. Attività come il basket e soprattutto la pallavolo sono molto più praticate e celebri in una regione che ha contato come squadre calcistiche professionali in Serie A soltanto l’Ancona e l’Ascoli, e mai nello stesso momento.

La squadra bianconera, che ha disputato una serie di campionati di A durante l’illustre decennio degli anni ‘80, uno dei più splendidi per il calcio italiano, ebbe addirittura tra le sue fila per un anno Hugo Hernán Maradona, fratello del più celebre Diego, che però dimostrò di non avere preso molto dal fratello, anzi. Tuttavia, andando al di là delle squadre, vediamo come il principale personaggio marchigiano legato al calcio sia Roberto Mancini, ex calciatore e attuale tecnico dello Zenit San Pietroburgo nato nel 1964 a Jesi, in provincia di Ancona.



Con lo Zenit come favorito nel campionato russo, anche se come dimostrano gli attuali risultati di calcio online è la Lokomotiv Mosca l’attuale capolista, Mancini ha voluto fare un’altra esperienza importante a livello internazionali, lui che da calciatore non si è mai mosso dall’Italia. Iniziata la sua carriera nel Bologna, dove all’inizio degli anni ‘80 aveva già mostrato di cosa fosse capace, il Mancio fu subito acquistato dalla Sampdoria, della quale divenne un uomo simbolo. Con indosso la maglia numero 10 e accompagnato da un 9 come Gianluca Vialli e da un’ala tornante come Attilio Lombardo, lo jesino fu l’artefice della grande vittoria dello Scudetto nella stagione 1990-91, quando i blucerchiati sorpresero tutti laureandosi campioni per la prima volta nella loro storia. Il cammino trionfale continuerà l’anno dopo in Coppa dei Campioni, quando soltanto una punizione di Ronald Koeman in finale toglierà alla Sampdoria allenata dal grande Vujadin Boskov la soddisfazione di alzare al cielo il più importante trofeo del mondo per quanto riguarda i club.



La sua successiva tappa alla Lazio sarà ricordata principalmente per dei gol stupendi, come il colpo di tacco al volo contro il Parma, ma anche dal suo contributo importante nella vittoria del titolo italiano nella stagione 1999-2000. Già allenatore in campo, la sua avventura iniziò con la Fiorentina, per poi passare alla Lazio dal 2002 al 2004, dove diede i primi segnali di crescita dal punto di vista tattico, riuscendo a trarre il meglio da un gruppo ormai depauperato dai fenomeni campioni qualche anno prima. Tuttavia i suoi migliori anni da allenatore a livello di successi furono all’Inter, dove vinse due Scudetti consecutivi dopo Calciopoli, prima di venire esonerato per lasciare posto a José Mourinho. Nel 2009 il Manchester City lo chiama per dare una compattezza al progetto di crescita a base di petrodollari, e lui si guadagna la gratitudine eterna della parte blue di Manchester con la vittoria della Premier 2011-12, grazie a un gol all’ultimo minuto di Sergio Aguero.



Dopo una corta parentesi al Galatasaray e un fugace e poco concreto ritorno all’Inter, il Mancio ora prova a riscrivere la storia a San Pietroburgo. Dalle Marche al mondo.


Redazione